Riflessioni

Ricordo d’infanzia

Crescendo mi capita sempre più spesso di tornare con la mente a certe sensazioni dell’infanzia. Non a grandi eventi, non a momenti eccezionali. A istanti minuscoli. Eppure perfetti.

C’è un ricordo che torna spesso, con una nitidezza quasi dolorosa, perché non è solo un’immagine: è una sensazione intera.

È una mattina d’estate. Sono nel soggiorno di casa dei miei genitori. La luce entra dalla finestra aperta ed è quella luce estiva del mattino che sembra avere un colore tutto suo: morbido, chiaro, vivo. Entra anche un’arietta leggera, fresca, che non è né fredda né calda. Porta dentro il profumo dell’erba bagnata, della rugiada rimasta dopo la notte.

Io sono sdraiato sul divano a guardare Willy il Coyote. E lì, in quel momento semplicissimo, c’era qualcosa di irripetibile: la totale assenza di peso. Nessuna preoccupazione. Nessun dovere. Nessuna corsa. Nessun pensiero da organizzare.

Solo l’attesa serena che la mamma si svegliasse e preparasse la colazione.

E forse era proprio questo il segreto di quella felicità così piena: il fatto che il tempo non chiedesse nulla. Non doveva essere produttivo, utile, ottimizzato. Esisteva soltanto. E io esistevo dentro di lui, senza resistergli.

Oggi invece il tempo sembra sempre pretendere qualcosa da noi. Anche nei momenti di riposo sentiamo il bisogno di riempire, programmare, consumare. Da bambini, invece, riuscivamo ancora ad abitare il tempo.

Forse per questo certi ricordi fanno male e consolano insieme: perché ci ricordano che dentro di noi esiste ancora la memoria di una pace autentica. Una pace fatta di luce estiva, finestre aperte, cartoni animati al mattino e del profumo dell’erba dopo la notte.